Il gioco del filetto

Giochi da scacchiera

Il gioco del Filetto (o del Tris)

Roma – Età imperiale

Nel Foro romano, affacciata sulla via Sacra di fronte alla Basilica Emilia e compresa tra il vicus Tuscus e il vicus Iugarius, sorgeva l’imponente Basilica Giulia. Fu fatta costruire da Giulio Cesare nel 54 a.C. e fu inaugurata otto anni più tardi dallo stesso Cesare per celebrare la vittoria sul suo nemico Pompeo. Misura ben 105 metri di lunghezza per 46 di larghezza e si alzava su due piani. È più bassa della prospicente Basilica Emilia, ma comunque sopraelevata dalla strada mediante alcuni gradini.

La Pianta della Basilica Giulia presentava una grande aula centrale, nella quale svolgeva i suoi compiti un Tribunale di centumviri e tutt’intorno c’erano una doppia fila di pilastri che sostenevano la galleria e formavano le navate laterali. Proprio in queste navate si accalcavano le persone che seguivano da lì i lavori che si svolgevano all’interno, a volte per intere giornate.

Tris (web)

I romani avevano inciso sui marmi dei pavimenti delle scacchiere sulle quali giocavano con dadi e pedine. Quei marmi vennero chiamati “tabulae lusoriae”, le tavole del gioco. Le persone tra un commento e l’altro ai dibattimenti, giocavano ad uno dei più antichi giochi conosciuti: il Filetto (o Tris). Era un gioco diffuso tra i Greci, e quindi, conosciuto dai Romani. Il poeta P. Ovidio Nasone, infatti, lo descrive in età Augustea, nell’“Ars Amatoria” come “il gioco che una donna deve conoscere per avere successo con gli uomini”.

Le pedine erano ricavate, probabilmente come i dadi, dalle ossa d’asina o, più semplicemente, da sassi ben levigati.

Tris schema (web)

 A filetto si gioca in due ed ognuno è munito di 3 pedine di colore diverso da quelle dell’avversario. A turno i giocatori dispongono una alla volta le pedine sulle intersezioni dei raggi della scacchiera, spostandosi di casella in casella, fino ad avere in fila tre pedine dello stesso colore. Ognuno quindi tende ad ogni mossa ad allineare le sue pedine per impedire all’avversario di giungere allo stesso risultato. L’abilità è soprattutto nella velocità e nello sfruttare gli errori dell’avversario e, se nessuno commette errori, la partita termina in parità.