La trottola

Giocattoli antichi

La trottola

430 a.C. (ca)

La trottola è tra i giocattoli più antichi che si conoscano. Ne parlava il filosofo M. Porcio Catone consigliandola ai genitori come giocattolo da preferirsi ai dadi, soprattutto per i più piccoli. In effetti  doveva suscitare grande fascino negli antichi, dato che all’azione del bambino ne risultava un prolungato movimento dell’oggetto.

Ne sono state costruite tantissime, di diverse forme e dimensioni, ed erano conosciute anche in Grecia, dove sono raffigurate in pitture del periodo classico. Potevano essere lisce o scanalate, allo stato grezzo oppure variopinte ed erano fatte con legno duro di quercia, faggio e leccio. Quelle più grosse e panciute giravano più lentamente ed erano più stabili, mentre quelle più snelle e leggere potevano correre anche per più di 100 metri. Alcune trottole avevano piantati due chiodi alle estremità: quello superiore (quando c’era) era solo di ornamento, mentre quello opposto serviva per renderle più scivolose sui pavimenti che dovevano essere preferibilmente di marmo, ma giravano bene anche sulle strade di città. Si svolgevano gare a tempo e vinceva chi riusciva a far stare in piedi la sua trottola di più. Oppure chi riusciva a farla arrivare prima ad un traguardo prestabilito.

I Romani giocavano sovente al “Turbo” che consisteva nel disegnare per terra un grande cerchio diviso in dieci settori numerati, all’interno del quale la trottola girava; il numero del settore sul quale la trottola si fermava dava il punteggio. La trottola si mette in moto arrotolandole uno spago tutt’intorno e tirandolo a sé con un colpo secco e ben calibrato. Con la pratica si riesce anche a farla girare a lungo prima che si fermi e si corichi, e la si può dirigere in più direzioni accostando lo spago teso tra due mani alla punta inferiore mentre questa è in movimento, riuscendo a farla girare attorno agli ostacoli come i sassi o gli alberi, inventando così di volta in volta nuovi percorsi.

Dal legno a volte saltavano i nodi, e allora ne scaturivano dei sibili e si aveva la “trottola canterina” che insieme agli strilli di apprezzamento dei fanciulli animavano le case e le strade di una civiltà che echeggia nella nostra memoria da più di duemila anni.